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| Allegato alla rivista "Confini" n. 1/2001 |
Anno 1 - Nr. 1 |
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SERVIZI MORTUARI E CREMAZIONE
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Non c’è dubbio che i servizi mortuari e cimiteriali siano molto
impegnativi per 1’amministrazione pubblica che li deve garantire. Impegnativi,
prima di tutto perché essi sono obbligatori, poi perché sono delicati sotto
diversi e intuibili aspetti ed infine perché assorbono notevoli risorse
pubbliche di natura finanziaria, urbanistica, territoriale e ambientale nonché
professionale. L’ente pubblico preposto per legge è il comune; non tutti lo
sanno e se ne accorgono, soprattutto nei piccoli paesi nei quali 1’attività
del comune e della parrocchia in questo settore si confondono e si sovrappongono
e dove spesso il terreno che ospita il cimitero è di proprietà della
parrocchia. Possono in questo caso nascere conflitti fra il sindaco e il
parroco, ma è chiaro che il responsabile del servizio e della gestione del
cimitero è sempre il sindaco. La delicatezza della materia, soprattutto dal
punto di vista morale, etico e igienico sanitario impone dei vincoli che
un’apposita legge prevede. Nessuno in questo settore può fare quello che
vuole; tutto è regolamentato, 1’accertamento del decesso, il trasporto dei
cadaveri, la costruzione, l’ampliamento ed eventuale soppressione dei cimiteri
nonché la loro gestione, la profondità della fossa, le caratteristiche
tecniche della cassa, le esumazioni, 1’inumazione (seppellimento), la
tumulazione (loculo), la cremazione. Quest’ultima in Alto Adige si è imposta
di recente come scelta possibile, grazie soprattutto alla costante
sensibilizzazione della SOCREM che ha influenzato la Provincia, il Comune
capoluogo e i cittadini e grazie all’atteggiamento della Chiesa che ora
ammette tale pratica. Ci sono stati in questi ultimi anni incontri, convegni,
visite ad impianti crematori (ricordo quelli di Salisburgo e di Udine) ed in
questi mesi, con 1’approvazione e il finanziamento della Provincia, il Comune
di Bolzano ha completato 1’impianto crematorio nell’area del cimitero di
Oltrisarco. Si tratta di un impianto che, oltre alla funzionalità
tecnico-operativa anche per quanto riguarda la tutela dell’ambiente,
garantisce anche la possibilità di effettuare al suo interno le cerimonie
religiose secondo i diversi riti. Nell’apposito salone infatti, opportunamente
dimensionato e arredato, la bara sarà posta su un piedestallo adeguato dal
punto di vista estetico e del decoro che al termine della cerimonia un
automatismo farà scendere lentamente al piano di sotto, dove è allocato
1’impianto tecnico vero e proprio. La bara scomparirà così gradualmente alla
vista dei dolenti senza intervento umano, creando 1’impressione del
seppellimento e una suggestiva atmosfera d’addio. In breve tempo potranno
essere consegnate le ceneri che è possibile inumare o tumulare. A differenza di
altri ordinamenti, il nostro non permette la dispersione delle ceneri, togliendo
a coloro che danno a ciò un significato, la possibilità di esprimerlo. E’
giusto così, se si considera che 1’ambiente naturale è di tutti e la morte
è qualcosa di diverso da un fatto di individuale romanticismo. Anton Giulio Dell’Eva
IL CREMATORIO IN CIFRE Nel corso del convegno sulla cremazione del 6 maggio 2000
organizzato dal Comune di Bolzano, dalla Provincia Autonoma di Bolzano e dalla
SOCREM Altoatesina, veniva presentato il complesso crematorio della città, che
nello scorso mese di novembre ha iniziato 1’attività di cremazione presso il
civico cimitero. Viene così a concretizzarsi 1’impegno profuso negli anni
dalla SOCREM locale per sostenere la realizzazione di un crematorio a Bolzano e
la lungimiranza degli amministratori nel comprendere tempestivamente
1’opportunità di dare risposte diverse ad un mutato atteggiamento culturale
del cittadino congiuntamente alla necessità di contenere lo sviluppo delle aree
cimiteriali. La progressione del numero di cremazioni degli ultimi dieci anni,
che da 8 del 1991 sono divenute 248 del 1999 e poi oltre 250 nel novembre 2000,
1’elevato numero di adesioni alla SOCREM (circa 5000 iscritti su neanche 100
mila abitanti), il trend in atto legato all’alto indice di invecchiamento
della popolazione cittadina, la percentuale di cremazioni effettuate pari a più
di un quarto dei deceduti. confermano la giustezza delle scelte di costruire un
crematorio, sostenute economicamente anche dalla Provincia Autonoma di Bolzano.
Il crematorio è stato concepito in modo da limitare il più possibile
1’impatto ambientale a ridosso della montagna con i camini mascherati in una
torre di servizio che ospita gli ascensori dell’adiacente cimitero a terrazze.
È articolato su due livelli. uno solo visibile che ospita la sala delle
cerimonie con il feretro, 5 salette per gli officianti di diversi riti
religiosi, una sala d’attesa, l’ufficio dell’addetto, la camera di
ricevimento per i feretri e per le urne cinerarie, i servizi igienici per il
pubblico ed il personale di servizio. Al termine del rito 1’apposito
montacarichi scende al 2° livello interrato, non visibile all’esterno ove
sono localizzati i due forni crematori, 1’impianto di depurazione, una camera
deposito a temperatura controllata. Nella costruzione sono stati usati materiali
di pregio quali legno, porfido, vetrate lavorate, mosaici. Gli impianti sono
stati costruiti con soluzioni tecnologiche avanzate in modo da garantire consumi
di energia contenuti, il rigoroso rispetto delle emissioni in atmosfera secondo
la normativa locale (più restrittiva di quella nazionale), un’elevata
temperatura di cremazione con totale assenza di odori sgradevoli e materia
organica nelle ceneri, la massima
silenziosità durante il funzionamento. La potenzialità di un impianto avviato
e preriscaldato è di una salma ogni 90 minuti circa, con 8.000 ore/anno di
esercizio. Il costo dell’opera è di circa 3 miliardi, di cui 1 miliardo per
la fornitura e l’installazione dei forni; un miliardo e 865 milioni per le
opere murarie, gli arredi, 1’impiantistica e 160 milioni per la progettazione,
a cui vanno aggiunte le spese di collaudo e l’IVA per un importo complessivo
di L. 3 miliardi e 400.000 milioni circa. Il crematorio potrà servire un bacino
di utenza potenziale di circa 1 milione di abitanti della regione Trentino Alto
Adige ed anche del vicino Tirolo, oltre che assicurare la cremazione di resti da
esumazione, indecomposti. Si è stimato che una volta a regime, entro due anni
si potranno raggiungere una media di 500 cremazioni annue. Giovanni Carsaniga Direttore ufficio igiene e sanità Comune di Bolzano
LA SALA DEL COMMIATO ED IL SUO RUOLOChi ha seguito la stampa lo scorso novembre si ricorderà
della polemica insorta circa la Sala del
Commiato presso il nuovo impianto crematorio del cimitero comunale. E stata una
polemica inutile che però ha dimostrato quanta confusione vi sia ancora in
certe persone riguardo la pratica della cremazione. La SOCREM è intervenuta
immediatamente per chiarire i concetti base che contraddistinguono la cultura
cremazionista ed i suoi principi fondamentali. Primo di tutti quello della
libertà di pensiero che mette sullo stesso piano di rispetto ogni confessione
religiosa senza privilegiarne alcuna. Purtroppo questo principio, che faceva
parte degli accordi iniziali presi con i vari rappresentanti delle religioni che
il Comune, giustamente, aveva convocato nella fase antecedente la progettazione,
improvvisamente correva il rischio di essere scavalcato per l’intolleranza di
alcune persone. La scelta dell’interconfessionalità del luogo nel quale è
prevista la cerimonia per dare 1’ultimo saluto alla salma è stata travisata
facendo intendere che quel luogo è e dovrà essere una ”cappella” per
cerimonie religiose prevalentemente cattoliche
e che, di conseguenza, è ovvio che il simbolo di questa religione debba essere
posto in forma stabile e definitivo in tale luogo. Diversamente la cultura
cremazionista che è aperta verso ogni pensiero preferisce lasciare la libertà
di scelta del tipo di cerimonia nonché dei simboli e dei paramenti che,
all’occorrenza, si vorranno utilizzare per la cerimonia con la finalità
principale che tali simbologie onorino le scelte espresse in vita dal defunto.
Con questa logica di rispetto ed ossequio la SOCREM ha voluto far capire che il
portare i simboli non deve essere visto come un fatto negativo e di svilimento
della cerimonia, ma al contrario come elevazione massima dei significati che
questi esprimono. Il mascherare o coprire in varie forme una immagine permanente
è, invece, una umiliazione sia per chi crede in quella ideologia e sia per chi,
al contrario, si identifica in un’altra e sa che la sua presenza sarà
”tollerata” per bontà di altri che sono disposti a ”velare”
momentaneamente il loro simbolo. La parità se c’è, ci deve essere per tutti
senza distinzioni di maggioranze o minoranze. La Fede non si misura né in
percentuale né con immagini stabili o meno, la Fede alberga nei cuori e i
cremazionisti lo sanno molto bene, perché per loro è fondamentale rispettare
le scelte culturali e filosofiche che hanno espresso da vivi e nessun’altro,
in queste scelte, potrà intromettersi per imporre o far valere concetti che non
gli appartengono. Solo per questi motivi la SOCREM è intervenuta, ottenendo
consensi da tutte le direzioni, sia dai laici che dai cattolici più profondi
così come da altre confessioni religiose che, in questa circostanza, si sono
sentite tutelate. Il Presidente della SOCREM Altoatesina Dr. Enrico Farina |